Presentazione
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- La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. ( art. 9 Cost.)
- La libertà personale è inviolabile. ( art. 13 Cost. )
- L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento. ( art. 33 Cost. )
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Possono essere i principi costituzionali egualmente riconosciuti, promossi e tutelati?
E’ possibile vivere in un paese nel quale il riconoscimento della libertà personale non venga sistematicamente violato dallo zelo peloso di chi, rappresentando il pubblico, considera il privato quale nemico dichiarato, d’annientare?
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Le domande esposte se le pongono oggi in Italia coloro che dedicano buona parte del proprio tempo, non lavorativo, al collezionismo archeologico, numismatico e paleontologico oppure, più semplicemente, coloro che, per storia familiare, possiedono nelle proprie case alcuni reperti.Â
Indico queste tre forme di collezionismo, rispetto alle molteplici praticate, poiché sono quelle sulle quali si concentra l’attenzione della pubblica amministrazione e dell’autorità inquirente che le ritiene, spesso pregiudizialmente, prossime al delitto ed alla delinquenza sociale.Â
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Quanti collezionisti o possessori di cose antiche hanno subito indiscriminati sequestri, ed il giorno dopo ( ? ) si sono visti descritti sulla stampa come ricettatori di materiale proveniente da scavi clandestini, oppure membri di un associazione a delinquere dedita la mercato di beni culturali, possessori di tesori archeologici, quando non persino a capo di un esercito di scavatori ?Â
Insegnanti, professionisti, pensionati, ragazzi, operai, che da un giorno all’altro si scoprono, in virtù della loro passione, repentinamente soggetti deviati, asociali, da perseguire penalmente.
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La medesima tempestività della stampa non si ripete, poi, alla fine della stragrande maggioranza dei processi quando con l’assoluzione viene anche ordinato il dissequestro e la restituzione dei beni al legittimo proprietario !
Tale situazione, che comporta gravissime ripercussioni personali sugli interessati, l’ho conosciuta nelle aule di giustizia, nelle Procure della Repubblica, nelle caserme durante gli interrogatori e finanche in carcere. Mi sono reso conto della violenza psicologica e del pregiudizio imperante che sta all’inizio di tanti procedimenti penali che hanno riguardato collezionisti o possessori di reperti archeologici, numismatici e paleontologici.
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Ho così accolto la sollecitazione di diversi assistititi, di collezionisti clienti, di amici e conoscenti dediti agli studi archeologici, numismatici o paleontologici incontrati nell’ultimo decennio di attività professionale, a condividere e rendere pubblica la conoscenza dell’abuso che viene perpetrato in loro danno da coloro che pretendono di tutelare i beni culturali italiani.
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Ho scelto di adottare una forma pubblica per rendere ragione di tale preoccupazione che unisce diverse forme di collezionismo privato e corro il conseguente rischio del presente blog.
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Non sono interessato affatto, personalmente e come avvocato, a giustificare gli scempi di scavi o di ricerche abusivi per impossessarsi di reperti; non sono neppure interessato ad una surrettizia ed impropria tutela del mercato clandestino.
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Mi sento al contrario impegnato in una battaglia civile che, eliminati i pruriti statalisti presenti in visioni culturali magari tra loro altrimenti diversissime, riconosca la libertà al privato di studiare, possedere, acquistare, collezionare reperti storici; che gli consenta di assecondare tale espressione di libertà nel rispetto della normativa vigente; che gli consenta di essere rispettato quale soggetto titolare di diritti inviolabili; che gli permetta di essere un collezionista - come negli altri paesi europei - e non un potenziale ricercato di polizia.
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Lo riconfermo: è una battaglia culturale, una battaglia di civiltà e di democrazia applicata. Da avvocato, il passo è breve e diventa anche una battaglia giuridica.Â
Assisto clienti indagati od imputati in processi riguardanti il diritto dei beni culturali ed ogni volta occorre render conto al giudicante della liceità del comportamento del collezionista. L’accoglienza del Giudice è smisuratamente più ponderata, intelligente, razionale di quella della pubblica accusa che, generalmente, non accetta l’esistenza - neppure in via di principio - del privato possessore di beni archeologici, numismatici e paleontologici. La pubblica accusa finisce in tal modo per commettere gravi errori interpretativi, figli del pregiudizio storico, e grossolani errori d’indagine, figli anch’essi del pregiudizio statalista e della frenesia pubblicista. Il Giudice invece osserva, discerne, legge le carte, ascolta i consulenti ed i testi ed applica la legge; così facendo non può che annichilire le precipitose richieste dell’accusa e riconoscere le ragioni di fatto e di diritto del collezionista.
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Attraverso il blog vorrei rendere note - ovviamente senza ricorrere a nomi - Â le tante storie che ho conosciuto e che potrei conoscere con il contributo di chi legge.Â
La loro pubblicazione costituisce un lavoro di controinformazione essenziale. Nessuno ha interesse a divulgare le positive conclusioni di procedimenti penali, o civili, subiti dai collezionisti o possessori di reperti.Â
Nessun’ altro che non sia l’imputato mandato assolto.
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Oltre alla diffusione della giurisprudenza così favorevole al diritto dei collezionisti, questo salotto informatico potrà essere utilizzato sia per un confronto, sia per una discussione, sia per rispondere a domande.
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Provvederò a pubblicare articoli sui quali i lettore potrà reagire ed intervenire liberamente e pagine che saranno contributi redazionali di sola lettura.
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Qualunque altra modalità o necessità sarà valutata strada facendo
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Mi piace ricordare infine che queste pagine nascono per la particolare sollecitazione, cura ed impegno organizzativo di Artemide Aste.Â
Avevo iniziato a rispondere sul sito di Artemide Aste alle domande poste da collezionisti numismatici trovando un’accoglienza sopra ogni aspettativa ed aldilà della disponibilità che avevo immaginato necessaria.
A distanza di tempo è stato individuato il presente strumento come sede più informale di colloquio e di analisi; ho anche, di conseguenza, previsto un tempo maggiore per rispondere e scrivere.Â