Sabato 12 gennaio 2008 è deceduto, a Rimini, l’Avv. Cleto Cucci.
Figura nota al mondo del diritto e del collezionismo, ha svolto la sua battaglia giuridica negli anni settanta, ottanta e novanta.
Ho avuto la fortuna di seguirlo nell’attività forense svolta a favore del diritto dei collezionisti, di apprendere da lui l’interesse della materia e il gusto della battaglia civile da combattere.
Sento ora di dover partecipare la notizia della sua morte ai tanti che l’hanno conosciuto.
Nella giornata di oggi 14 gennaio 2008 viene publicato sul quotidiano Il Resto del carlino l’articolo che che di seguito vi ripropongo.
La sua una vita straordinaria.Non aborriva l’ordinarietà, non rifuggiva dalla normalità, non rinunciava alla mania curiosa e quotidiana del collezionista, ma l’ordito della sua avventura umana gli ha riservato di vivere straordinariamente la quotidianità con le cose normali di cui essa è fatta; le ha vissute con impeto, piegato solamente, infine, dalla malattia.Cleto Cucci è stato fascista, giovane ufficiale della Repubblica Sociale Italiana, esponente del M.S.I., candidato al Parlamento, agguerrito consigliere comunale a Rimini. Nel 2007 ha pubblicato per le edizioni Il Cerchio un libro autobiografico “Memorie della guerra civile e del dopoguerra” , un appassionato diario di vita scritto negli ultimi anni, quando la malattia lo ha costretto ad una vita più sedentaria e riminese. Tale circostanza, al contrario di una prevedibile rassegnazione, gli ha dato l’occasione di utilizzare al meglio le parti della giornata che gli concedevano tregua col dolore fisico per lavorare sulle carte e per scrivere - nelle ore notturne - le sue memorie ed un’opera giuridica finita e non pubblicata.Cleto è stato un valente avvocato, conosciuto ed apprezzato a livello nazionale ed internazionale, un giurista di rara finezza sia nel merito che nella procedura. La sua migliore vita professionale l’ha dedicata al diritto dei beni culturali, materia per lui bellissima alla quale anch’io ho potuto applicarmi seguendolo, vedendolo, ascoltandolo. Ha difeso per decenni la libertà dei privati di collezionare legittimamente beni archeologici, numismatici e paleontologici. Ha combattuto contro l’ottusità pubblicistica delle soprintendenze e di molto inquirenti che non ammettevano – contro la storia, la verità, la logica ed il diritto – che i cittadini potessero studiare, acquistare e possedere reperti antichi. Ha vinto gloriose battaglie giuridiche ed ha visto riconosciuti ed ad affermati tali principi. Vi sono stati anni nei quali le sue cause in Cassazione hanno fatto, per così dire, scuola. Lui ed un altro avvocato italiano, il Prof. Fabrizio Lemme, hanno segnato un’intera epoca giuridica nel nostro paese. Tutto ciò senza che a Rimini giungessero i clamori di tali battagli e vittorie.Negli anni ho avuto la fortuna di averlo per Maestro in una materia giuridica di nicchia. Ho condiviso difese processuali; ho viaggiato con lui in Italia ed all’ estero. Nei tribunali nei quali si giungeva riceveva sempre un’accoglienza calorosa da parte degli avvocati locali e dei magistrati, frequentemente intimoriti dalla particolarità della materia e dalla conoscenza che di essa aveva Cleto Cucci.Il suo nome è legato ai più importanti processi sui beni culturali che si siano svolti in Italia negli anni ’70,’80,’90. Non era apprezzato solamente dai clienti; anche la controparte - frequentemente rappresentata dai Carabinieri del Nucleo di Tutela del Patrimonio - gli tributava onore e credito. Dal loro singolare rapporto, e per merito particolare dell’avv. Cucci, hanno potuto fare rientro in Italia - dal mercato clandestino - importantissime opere d’arte ( fra cui tele di Raffaelo ) sottratte illegalmente al patrimonio dello Stato. Cleto Cucci è stato anche un umanista ed uno storico. Essere avvocato, una volta, era contiguo a tali passioni e studi. Perito in ceramica antica, in archeologia ed in numismatica, ha raccolto una bellissima collezione di ceramiche e maioliche malatestiane ora nel possesso e nella proprietà della Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini.Una memoria fotografica, precisa fino all’inverosimile, l’ha accompagnato per l’intera vita. Più volte mi sono chiesto da dove traesse origine. Rammentava sentenze e casi vecchi di decenni, persone e luoghi fino a dettagli minuti, fatti accaduti oltre cinquant’anni fa come fossero odierni, reperti visti in musei e collezioni di mezzo mondo, le fonti bibliografiche e storiche; il tutto avvolto da una confusione incredibile di carte e documenti, tra reperti archeologici del medio oriente, gatti che accarezzavano col pelo brocche del ‘400 italiano e progetti per avventure ancora da fare.Un cuore duro e grande, che fa memoria della vita vissuta e che fa sentire il gusto di averla affrontata di petto e senza paura.Ecco perchè ha vissuto straordinariamente; ha reso inquieto ed eroico anche il giorno più quieto ed ordinario della sua vita. Massimo Pasquinelli
Questo articolo è stato pubblicato
Monday, 14 January 2008 alle 1:17 am e classificato in Generale.
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